Arrivato al lago, cercai di scorgere qualche segnale che potesse tradire la presenza delle nostre amiche baffute. Una rollata nei pressi di alcuni alberi che si protendevano sull’acqua attirò la mia attenzione. Camminai in direzione del salto e con l’aiuto degli occhiali a lenti polarizzate, notai alcune sagome che lentamente si spostavano intorno ai rami. In questo periodo prossimo alla frega è probabile intercettare qualche pesce tra gli ostacoli.
Lentamente arrivai in prossimità dell’albero e sotto i rami del salice che si protendevano sull’acqua creando una zona d’ombra tranquilla, vi erano almeno 5-6 esemplari di buona taglia. Era difficile stimarne il peso, poiché l’acqua era abbastanza torbida e non volevo allertarle avvicinandomi troppo. Fiducioso feci rientro a casa, studiando la strategia migliore. Qualche giorno dopo in coincidenza col riposo settimanale dal lavoro, ero pronto per la nuova avventura. Quasi sicuramente avrei trovato il pesce ancora in zona “pericolosa” e quindi l’attrezzatura doveva essere robusta. Scelsi un nylon dello 0,40, con un raddoppio di lenza nell’ultimo metro per garantire ulteriore resistenza all’abrasione. Piombo su lead clip, terminale combi inverso, amo numero 4 MBT Connect 4 JRC abbinato ad una pop-up da 15 mm CF1 (squid & liver), completavano il tutto.(in foto lo stesso terminale ma con boilie pineapple excess)
Una volta messa sul materassino, la slamai, azzerai la bilancia e la pesai. La bilancia segnò il peso di 31 kg. Ripetemmo l’operazione ma il verdetto fu ancora lo stesso, 31 kg.
Le mie esche CF1 Squid & Liver erano piaciute e quindi speravo che anche altre “sorelle” decidessero di assaggiare la piccola pallina profumata sospesa poco sopra il fondale. Dopo essere fuggite durante il combattimento, lentamente ricominciarono a riapparire le sagome scure tra i rami spioventi sull’acqua. Fiducioso rilanciai nello stesso punto in cui ebbi la partenza. Il fondale molto basso tradiva facilmente il movimento degli esemplari più grossi con alcuni gorghi sull’acqua. Qualcosa si stava muovendo lungo il sentiero che avevo creato e che avevo alimentato dopo la cattura. Dopo pochi secondi la lenza si tese e quasi in contemporanea con il primo suono dell’avvisatore avevo già ferrato. Il pesce non aveva nessuna intenzione di lasciare la sua dimora “pericolosa” e quindi con il cimino in acqua cercavo di evitare il contatto con i rami spioventi. Alcune potenti testate all’altro capo della lenza lasciavano ben sperare sulle dimensioni. Dopo una dura lotta durata parecchi minuti riuscii a portare in zona più agevole quel pesce, il quale facendo ricorso alle ultime forze tentò una potente sfuriata ma la canna ammortizzò perfettamente. vedendola aggallare rimasi sorpreso per la sua bellezza ma ancora più per la sua imponenza. Tirai un sospiro di sollievo quando la guadinai. Non mi ero ancora completamente ripreso dalla cattura precedente e ora un’altra scarica adrenalinica…
Slamata e pesata, la bilancia segno 26,5 kg di potente specchio, incredibile!
Scattammo qualche foto e gentilmente la rimettemmo in acqua, ringraziondola della visita.
Una giornata che forse neanche nei sogni avrei mai immaginato. Due esemplari stupendi nel giro di poche ore.
Tornato a casa ripensai alla giornata appena trascorsa e mi ci volle un bel po per riprendermi e rendermi conto che non avevo vissuto un sogno ad occhi aperti.
Con questo racconto spero di avervi trasmesso un briciolo delle emozioni che ho vissuto io. Prendere la big è l’obbiettivo di tutti, ma non deve diventare una fissazione perché così facendo si perde il piacere di pescare godendosi un momento che dovrebbe essere di relax staccando dalla frenesia di tutti i giorni. Ricordiamoci che le carpe piccole di oggi sono le big del futuro quindi meritano il massimo rispetto.
Tight lines
Fabio Gerratana
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